Il design oggi

18 Dicembre 2017
Se la forma è il “come” della materia
e la materia il “che cosa” della forma,
allora il design è uno dei metodi
per conferire forma alla materia
e farla apparire così e non in altro modo.
Il design, come tutte le espressioni culturali,
mostra che la materia non appare (non è appariscente),
se non nella misura in cui la si in-forma, e che,
una volta in-formata, inizia ad apparire (diventa un fenomeno).
[Vilém Flusser, Filosofia del design, Milano 2003]

 

Questa è una delle definizioni che sono state date cercando di rispondere alla domanda che si aggira tra i designer: cos’è il design oggi?
Una disciplina mutevole, che ha saputo aggiornarsi al cambiamento, dimostrando di essere pronta ad adattarsi, di saper dare risposta alle necessità di una società in costante evoluzione, che si stanca velocemente ed è sempre alla ricerca del nuovo.
Essere designer oggi significa progettare prodotti, estendendo quell’operazione di estetizzazione a ogni oggetto per misurarsi con mercati globalizzati ed estremamente competitivi, conferendogli appunto “forma”; ma lavorare come designer vuol dire anche, all’occorrenza, disegnare packaging ed etichette, occuparsi di grafica editoriale, siti web e applicazioni, comunicazione visiva e social. Oggetti tridimensionali dunque, non solo prodotti materiali.
Una sfida che i progettisti hanno accolto, riconoscendo che solo la multidisciplinarietà insita nel design – da sempre fondato su un intenso dialogo tra i diversi attori coinvolti, dal progettista, al tecnico, al costruttore ecc. – può essere in grado di dare risposta a tali nuove esigenze. Il design viene così a intrecciarsi con l’arte, la fotografia, i video, il web, tutti i nuovi media.

In parallelo all’estendersi della presenza e del ruolo del design, viene portata avanti una riflessione teorica sempre più dedicata, anche grazie al moltiplicarsi di Facoltà di Design nei maggiori Atenei. Tra queste, la Facoltà di Design dell’Università Iuav di Venezia si è fatta promotrice di iniziative volte ad alimentare tale dibattito, sfociate in alcune importanti occasioni di incontro, come il Forum Nazionale dei dottorati di ricerca in Design (Frid), seguito dalla pubblicazione, in collaborazione con Il Poligrafo, del volume Fare ricerca in design. Il volume, curato da Raimonda Riccini, illustra il costante impegno del design nei confronti delle sfide di oggi e le sue possibili applicazioni nei campi dell’innovazione, dell’ambiente, del benessere e della cultura, dimostrando che la convergenza fra design e ricerca può offrire importanti risposte alle trasformazioni economiche, tecnologiche, culturali e sociali della contemporaneità.

Il Poligrafo ha accolto con grande interesse la riflessione teorica sul design, dedicando spazio nel proprio catalogo a questo tipo di contributi.
Per la cura di Raimonda Riccini dell’Università Iuav di Venezia sono state realizzate anche altre importanti iniziative editoriali sull’argomento. Design e immaginario. Oggetti, immagini e visioni fra rappresentazione e progetto, che analizza il ruolo che gli oggetti hanno nella costruzione sociale dell’immaginario, con contributi provenienti da ambiti produttori di potenti immaginari, come il cinema, la letteratura, la fotografia, l’editoria, l’arte e si interroga anche su come si formi l’immaginario nel mondo della progettazione, scandagliando le dinamiche che governano l’iter immaginativo: i contributi presenti nel volume, da un lato, ricostruiscono gli elementi fondanti e la storia di questo processo, dall’altro documentano le sue innumerevoli sfaccettature nei percorsi progettuali dei designer stessi. Angelica e Bradamante. Le donne del design getta luce sull’apporto dell’universo femminile, sotto il profilo della creatività e dell’innovazione, negli anni in cui la cultura del progetto si andava affermando. Ripercorrere le carriere di donne che si sono distinte in diversi settori, dal disegno industriale alla grafica, dall’editoria al mondo delle tecnologie informatico-digitali, sancisce l’autorialità e il protagonismo anche dell’universo femminile in questo ambito. Attraverso il racconto del lavoro di queste professioniste viene arricchita e completata la storia del design novecentesco, con nuove prospettive nei modi di leggere il ruolo della donna ieri come oggi.

Ultimo progetto accolto nell’ambito degli studi che riflettono sull’incrocio tra arte, artigianato, design e imprenditorialità è il volume monografico sul maestro Paolo De Poli, intitolato Paolo De Poli artigiano, imprenditore, designer e curato da Alberto Bassi e Serena Maffioletti. Il volume indaga la figura di questo protagonista del Novecento, che si dedica alla smaltatura del rame a partire dagli anni Trenta e che intraprende, per la sua attività, un’intensa collaborazione con artisti e architetti, in particolare Gio Ponti. De Poli trasforma l’attività artigianale in una micro-impresa secondo modalità caratteristiche del design italiano e sviluppa un’autonoma progettualità, che spazia dal pezzo unico alla piccola e media serie produttiva, raggiungendo grande successo in esposizioni nazionali e internazionali.

 

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