Architettura: il duplice sguardo
su vita e morte

«L’architettura è fatta per la vita. Essa ignora la morte perché è destinata, sempre e ancora, ad accogliere "gente nuova". È lo scenario artificiale che l’uomo costruisce per custodire, momentaneamente, il proprio corpo esposto al pericolo della natura. Rappresenta un guscio di sicurezza nel quale nascere, vivere, morire». Così Giorgio Pigafetta descrive la relazione ambivalente che da sempre lega architettura e architetture concrete alla “più vuota della immagini”, a quella percezione angosciosa della caducità dell’esistenza che risulta inscritta nella coscienza di ogni essere umano. I saggi qui proposti affrontano le differenti declinazioni della relazione fra architettura e coscienza e rappresentazione della morte, partendo dalle implicazioni teoriche più rilevanti per la disciplina e incrociando echi e rimandi storici, significati di monumenti e di edifici, considerazioni estetiche e filosofiche come quelle di Goethe e Valéry, a margine di progetti e realizzazioni di epoche diverse. Una riflessione finale è dedicata all’attività di tre autori contemporanei che si sono occupati di architetture funebri con esiti destinati ad influenzare il dibattito sul tema: Gianni Braghieri, Antonio Monestiroli, Paolo Zermani. Da sempre, il rigore del pensiero e l’esuberanza dell’arte si sono affannati per ricondurre alla parola e alla forma il vuoto della morte. Un tentativo inesorabilmente votato allo scacco poiché la morte non si lascia catturare dall’occhio, dalla mente e dalla mano dell’uomo. Tuttavia, intorno alla “più vuota delle immagini”, sul ciglio di un confine indefinibile, si stagliano infinite figure di vita e di creatività che s’impongono alla riflessione e all’ammirazione. Questo il tema degli interventi di Massimo Cacciari, Umberto Curi e Giacomo Marramao presentati nel CD in allegato al volume e dedicati alle figure della morte nella cultura contemporanea.

Marina Leoni, dottore di ricerca in storia dell’architettura presso il Politecnico di Torino, collabora con l’Università di Genova. Le sue ricerche si concentrano in particolare sulla teoria e la trattatistica architettonica italiana e francese. Ha scritto diversi saggi sull’architettura del diciottesimo secolo e curato la pubblicazione dei manoscritti di Paul Valéry nel volume di Giorgio Pigafetta e Patricia Signorile Paul Valéry architetto (2011).

Giorgio Pigafetta insegna storia dell’architettura presso l’Università di Genova. Nei suoi libri, editi in Italia e all’estero, è costante l’attenzione alle teorie e alle filosofie dell’arte di età moderna e contemporanea. Ha pubblicato, tra l’altro, Architettura tradizionalista (con Ilaria Abbondandolo, 1999), Paul Tournon architecte. Le moderniste sage (con Antonella Mastrorilli, 2004) e Le passioni del classico (2009). È inoltre autore di una Storia dell’architettura moderna in due volumi (2007) e del saggio La più vuota delle immagini (2011).

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