Il genere nella ricerca storica

Qual è il ruolo delle fonti storiche nella riflessione sull’identità, i diritti e l’affermazione delle donne nei secoli, dall’antichità alla contemporaneità? Quali opportunità può offrire la ricerca declinata in una prospettiva di genere? Quali sono gli scenari che si aprono, anche alla luce degli intrecci tra la riflessione storiografica e altre discipline come il diritto, la sociologia, l’economia, l’urbanistica e la tecnologia? Sono molteplici le difficoltà con cui le protagoniste di questi studi – regine e donne del popolo, letterate e illetterate, religiose e scienziate, filantrope e brigantesse – si sono dovute misurare nel corso dei secoli: sopraffazione, violenza domestica, monacazioni imposte e matrimoni forzati, la difficile conciliazione di attività lavorativa e mondo degli affetti, il rapporto problematico e conflittuale con l’universo familiare. Al tempo stesso, tuttavia, numerosi sono stati anche gli ambiti in cui si sono dispiegate le competenze, i talenti e la creatività di queste donne: non solo la famiglia, ma anche lo studio, l’insegnamento, l’arte, la scienza, lo scoutismo, il volontariato, la filantropia, l’attività missionaria. Attraverso memoriali, resoconti, missive, contratti e testamenti, esse sono riuscite ad esprimere la loro volontà, gettando luce su aspetti poco noti, rari, sconosciuti. Le loro voci inascoltate diventano udibili da parte del lettore contemporaneo proprio grazie alle fonti storiche, preziose testimonianze di un sentire che, più di quanto immaginiamo, si avvicina sorprendentemente al nostro.

Saveria Chemotti insegna Letteratura italiana di genere e delle donne all’Università di Padova. Ha pubblicato saggi su Foscolo, sul Romanticismo italiano ed europeo, sulla narrativa del primo Novecento, su Antonio Gramsci, Tonino Guerra, Giuseppe Berto, su numerosi altri autori e temi otto-novecenteschi, sulla letteratura delle donne. Tra i suoi numerosi scritti, per le edizioni Il Poligrafo ha pubblicato: La terra in tasca. Esperienze di scrittura nel Veneto contemporaneo (2003); L’inchiostro bianco. Madri e figlie nella narrativa italiana contemporanea (2009); Lo specchio infranto. La relazione tra padre e figlia in alcune scrittrici italiane contemporanee (2010); A piè di pagina. Saggi di letteratura italiana (2012); ha inoltre curato la riedizione di Vigilie (1914-1918) di Antonietta Giacomelli (2014). Nel 2014 ha esordito come narratrice con La passione di una figlia ingrata (L’Iguana).

Maria Cristina La Rocca è professore ordinario di Storia medievale all’Università di Padova. I suoi interessi di ricerca si articolano su vari aspetti dell’età altomedievale, considerando il caso italiano in rapporto al contesto europeo. Ha esaminato il problema della città nell’alto Medioevo, sotto il profilo sociale, topografico e politico, e il problema dell’interpretazione “etnica” delle sepolture altomedievali nella ricerca italiana dell’Ottocento, sotto il profilo storiografico. Ha realizzato una serie di lavori sui testamenti altomedievali e sui rapporti tra i generi e la struttura della parentela. Fa parte del comitato per l’edizione delle fonti per la Terraferma veneta e dal 2010 del direttivo della Società Italiana delle Storiche.

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