Invenzione della tradizione

L’esperienza dell’architettura

L’idea che la tradizione non sia una nozione statica, fissa nel tempo, ma un concetto che si riformula e viene “inventato” di volta in volta venne introdotta nel 1983 da Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger quando diedero alle stampe il volume The Invention of Tradition – ma già Ernesto Nathan Rogers prima di loro aveva posto la questione della tradizione nell’esperienza dell’architettura, esplorando il rapporto tra invenzione e memoria al di là delle contrapposizioni ideologiche fra tradizionalismo e internazionalismo architettonico. Non è un tema astratto: la prima importante implicazione connessa al concetto di “invenzione” è che la nozione intrinsecamente statica della tradizione viene a cadere e con essa la netta distinzione fra tradizione e modernità. La seconda è che il concetto di “identità” può essere rivisto non più come radicamento da ritrovare e difendere ma come costruzione da realizzare. Considerando che è nella forma che l’architettura trova il suo principale veicolo di espressione, il concetto di “invenzione della tradizione” traslato al mondo dell’architettura fa emergere, inevitabilmente, il problema della costruzione del linguaggio dell’architettura come espressione di una cultura e come operazione di simbolizzazione di significati culturali. I saggi di questo volume vanno proprio in quella direzione per restituire, a partire da letture analitiche di architetture esemplari ed esperienze concrete di progetto, l’immagine di una disciplina in continua trasformazione, capace di tornare sui propri passi alla ricerca di un costante aggiornamento, in grado di convivere con il proprio passato tenendo sempre lo sguardo proiettato al futuro.

Antonella Gallo insegna Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia. È direttore del Corso di Larea Magistrale in Architettura del Dipartimento di Culture del Progetto e membro del collegio dei docenti del dottorato in Composizione architettonica dello Iuav. È autrice di studi sull’opera di Jože Plečnik e Lina Bo Bardi. Nel 2004, nell’ambito della IX Mostra di Architettura della Biennale di Venezia, ha curato con Luciano Semerani e Giovanni Marras ordinamento e allestimento della mostra “Lina Bo Bardi Architetto” e nel 2006 la riedizione “Lina Bo Bardi Arquiteto” per il MASP di San Paolo. Tra le sue pubblicazioni: Lina Bo Bardi Architetto (Marsilio, 2004), Il diritto al brutto e il SESC-fàbrica da Pompéia di Lina Bo Bard, con L. Semerani (CLEAN, 2012), Sesc Pompeia di Lina Bo Bardi, in  Architettura del Novecento. Opere, progetti, luoghi, a cura di M. Biraghi e A. Ferlenga (Einaudi, 2013).

Giovanni Marras dal 2014 è professore associato di Composizione architettonica e urbana presso il DACC nell’Università Iuav di Venezia. Laurea in architettura nel 1989, dottore di ricerca in Composizione architettonica nel 1993, dal 1994 al 2004 è ricercatore in Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia. Dal 2004 al 2014 è professore associato presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Trieste. Dal 2010 membro del Collegio Docenti della Scuola di Dottorato dell’Università Iuav. Responsabile scientifico MIUR della ricerca “re-HOUSING. Riabitare i paesaggi obsoleti della città contemporanea”. Partecipa a convegni, tiene lezioni e seminari in università europee, svolge attività progettuale come consulente per committenza pubblica e privata, concorsi nazionali e internazionali.

IL POLIGRAFO
casa editrice

via Cassan, 34 (piazza Eremitani)
35121 Padova
tel 049 8360887
fax 049 8360864
casaeditrice@poligrafo.it
P.IVA 01372780286

© 2017 IL POLIGRAFO casa editrice

Credits