Umanesimo, Humanismus, Humanisme 2019/2

Filosofie dell’umano fra Rinascimento e contemporaneità

Benché da un punto di vista strettamente storicistico l’Umanesimo costituisca un movimento letterario e filologico convenzionalmente inaugurato da Petrarca nella seconda metà del XIV secolo, a rigore, nel corso dello sviluppo occidentale del pensiero, non vi è una corrente che non si sia interrogata sulla natura umana e sui suoi fondamenti. Il presente volume intende fornire delle chiavi di lettura plurali e inedite volte ad attraversare e a comprendere da una prospettiva squisitamente filosofica ciò che costituisce il proprium dell’humanitas. Come si declinano i molti sensi dell’umano tra mondo antico e contemporaneo? Come si sviluppa l’Umanesimo moderno nelle sue trasversali declinazioni di Humanisme francese e Humanismus tedesco? È sufficiente ripercorrere la vulgata tradizionale che riconosce in questo movimento una renovatio erudita, pacificante e antiquaria del modello classico? E ancora: appare possibile in ambito contemporaneo, concepire il soggetto al centro, sulla scorta del simbolo leonardesco dell’uomo di Vitruvio? Posta nel pieno della crisi valoriale e della decomposizione della soggettività, che tocca il suo apice di disumanizzazione nel sistematico e capillare ingranaggio di annichilimento che furono i campi di sterminio, la domanda sulla possibilità di restituire un senso alla “realtà umana” si fa inderogabile. A tale interrogazione giovani studiosi e celebri protagonisti del panorama filosofico internazionale hanno tentato di corrispondere, convocando autori come Platone, Terenzio, Cicerone, Ficino, Nietzsche, Husserl, Heidegger, Sartre, Arendt, Jaspers e Levinas, nell’auspicio di stimolare e provocare il lettore.

Alberto Giacomelli (1983) è dottore di ricerca in filosofia teoretica e pratica e assegnista presso il dipartimento FISPPA dell’Università di Padova, dove collabora con le cattedre di Estetica e Storia della Filosofia Contemporanea. Ha svolto attività di ricerca presso la Eberhard Karls Universität di Tübingen, la Humboldt e la Technische Universität di Berlino ed è stato Visiting Lecturer presso la Graduate School Faculty of Art and Letters, Tohoku University di Sendai. I suoi principali interessi di studio riguardano l’estetica e la filosofia di area tedesca del XIX e XX secolo con particolare riferimento al pensiero di Nietzsche, alla relazione tra filosofia e linguaggi artistico-letterari e alle forme di pensiero sino-giapponese.
È autore di contributi in riviste e volumi nazionali e internazionali, delle monografie Simbolica per tutti e per nessuno. Stile e figurazione nello Zarathustra di Nietzsche (Mimesis, 2012); Bauhaus absconditum. Arte, corpo e mistica alle radici del Modernismo (Mimesis, 2019) nonché traduttore e curatore dell’opera di Ryosuke Ohashi Kire: il bello in Giappone (Mimesis, 2017).

Sergio Givone, filosofo e romanziere, è professore emerito di Estetica all’Universirà di Firenze, ha insegnato nelle università di Perugia (1976-1983), di Torino (1983-1991) e di Firenze (1991-2014). È stato Humboldt-Stpendiat presso l’Universirà di Heidelberg nel 1982-1983 e nel 1996-1997. Tra le sue pubblicazioni: Storia del nulla (Roma-Bari, Laterza, 1995); Luce d’addio (Firenze, Olschki, 2016); Sull’infinito (Bologna, il Mulino, 2018) e Quant’è vero Dio (Milano, Solferino, 2018).

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