Il culto di San Valentino nel Veneto

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Fu papa Gelasio, nel 496 d.C., a istituire la festa di san Valentino, vescovo di Terni, martirizzato dall’imperatore romano Claudio II perché univa in matrimonio giovani coppie alle quali il monarca aveva negato il consenso. Il culto di San Valentino martire si è diffuso rapidamente non solo nel ternano, ma anche in tutta l’Italia centrale e del Nord. Anche l’iconografia e la toponomastica hanno testimoniato nel corso dei secoli la vasta diffusione del culto di quello che è diventato il “patrono degli innamorati”: è il caso, per esempio, dei due dipinti attualmente custoditi nel museo di Bassano del Grappa che raffigurano San Valentino insieme a Sant’Orsola e San Giuseppe e mentre battezza Santa Lucilla.
I saggi di questo volume approfondiscono l’origine del culto di San Valentino in area veneta, con uno sguardo particolare su Padova e Monselice. Proprio a Monselice il vescovo di Terni ha alimentato una “particolare” devozione che trae forse origine dalla presunta presenza dei suoi resti tra i martiri cristiani arrivati nel XVII secolo dalle catacombe romane. La tradizione locale prevedeva che il sacerdote impartisse, alle centinaia di fedeli che salivano il 14 febbraio di ogni anno al Santuario delle “Sette Chiesette”, una speciale benedizione per scongiurare l’insorgere nei bambini del “mal caduco”, l’epilessia.

Flaviano Rossetto, direttore della Biblioteca comunale di Monselice, è studioso di storia e in particolare di storia del territorio veneto. Tra le sue numerose pubblicazioni, si segnalano: Monselice romana (Monselica 2002); Per terre e per acque. Vie di comunicazione nel Veneto dal Medioevo alla prima età moderna (Padova 2003); Monselice nella Seconda Guerra mondiale. Storie di soldati, di donne e di partigiani dalla monarchia alla repubblica (Monselice 2009).

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