Per una rinascita dei borghi italiani

05 Agosto 2019

Immersi nella natura, circondati dalle montagne, arroccati in cima a colline o in riva al mare, i borghi italiani sono uno dei beni più straordinari del nostro paese. Luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, che mantengono vive storie, tradizioni e attività locali, diverse da regione a regione. Un incredibile patrimonio culturale da riscoprire e valorizzare. A seguito dei fenomeni di migrazione verso le aree più ricche e urbanizzate, alcuni di questi luoghi sono stati interessati nel corso degli ultimi decenni da un progressivo spopolamento, e appaiono oggi come “paesaggi abbandonati”. Le cause di tale abbandono sono molteplici, di natura storica ed economica, demografica e sociale, antropologica e politica. Lo svuotamento dei borghi ha conseguenze rilevanti sul piano economico, oltre che sociale e culturale: la loro scomparsa comporta la perdita di memorie storiche di grande valore e l’abbandono di un territorio carico di potenziale produttivo.

Il volume Borghi rinati. Paesaggi abbandonati e interventi di rigenerazione di Carlo Berizzi e Lucia Rocchelli (Il Poligrafo), realizzato in collaborazione con AIM (Associazione Interessi Metropolitani) e Sigest, nasce dalla consapevolezza che queste aree interne dell’“Italia nascosta” rivestono un ruolo fondamentale non solo per la tutela del patrimonio storico e culturale del paesaggio esistente, ma anche per la possibilità di promuovere stili di vita alternativi a quelli metropolitani e di favorire lo sviluppo di modelli economici e sociali innovativi capaci di coniugare tradizione e contemporaneità. Recenti interventi virtuosi hanno dimostrato che questo è possibile, come il caso del borgo di Solomeo (Perugia), la cui salvezza si deve a un imprenditore illuminato, Brunello Cuccinelli, che ha saputo mantenere intatta l’identità del borgo umbro e al tempo stesso donargli nuova vita grazie a interventi di restauro, ma soprattutto convertendo la vocazione produttiva da agricola a tessile.
O ancora il caso di luoghi come Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), che ha invece fatto dell’ospitalità una strategia di protezione e conservazione del costruito. Centro medievale arroccato sulle pendici appenniniche, defilato dalla rete commerciale a valle, ha subìto un forte calo demografico con conseguente carenza di servizi di base e di attività commerciali. Grazie all’investimento di un visionario imprenditore, Daniele Kihlgren, il borgo abruzzese è stato trasformato in un albergo diffuso, attraverso attenti interventi di restauro filologico.
La riconquista di un borgo in altri casi è stata possibile tramite la creazione di un’istituzione culturale. L’abbandono e la rinascita dei Sassi di Matera dimostra che si possono riabitare luoghi creduti spenti per sempre. Il recente recupero della cava di tufo a pozzo scavata nel XVII secolo, trasformata poi in abitazione scansita dall’alternanza residenti/animali tipica degli insediamenti materani e divenuta anche discarica, ha portato alla scoperta della sensazionale spazialità del locale ipogeo, trasformato in uno straordinario Centro Culturale. Casa Cava è oggi sede di prestigiosi concerti di musica classica e jazz, unico centro culturale ipogeo d’Europa.
Talvolta capita che il borgo non possa essere salvato dall’abbandono degli abitanti, tuttavia può tornare in vita tramite utilizzi sperimentali. Calcata (Viterbo) è un borgo che ha cessato di esistere quando nel 1935 fu dichiarato inabitabile per il rischio di cedimento strutturale della roccia sulla quale è arroccato e i residenti furono trasferiti altrove. Dimostratesi in seguito eccessive tali misure di sicurezza, il borgo tornò a essere abitabile, ma ormai aveva perso ogni attrattività per la popolazione. Fu un gruppo di artisti a interessarsi alle sorti di Calcata, occupando le case deserte e trasformando il paese in un borgo artistico e sperimentale, dal fascino medievale-contemporaneo, che ne ha permesso un riconoscimento internazionale.

L’analisi e la riflessione su alcuni casi studio stimola un importante dibattito attorno alla corretta strategia di recupero di questi luoghi, che possa salvaguardarne l’unicità e mantenerli in vita, anche in rapporto con la loro controparte urbana.
Emerge come il fragile ecosistema dei borghi italiani possa avere un ruolo chiave nella crescita dell’economia italiana, se opportunamente valorizzato. Non si tratta solo di paesaggi da gustare e ammirare per la loro bellezza e peculiarità, ma di insediamenti che possono contribuire allo sviluppo futuro del paese.

 

Guarda l’intervento di Carlo Berizzi
Presentazione del libro
Milano, sede di Sigest, 17 luglio 2019

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