Venezia al cinema

12 Ottobre 2026

Venezia è una città con un immaginario specifico: cartolina sempre identica a sé stessa, con immagini ricorrenti di piazza San Marco e vedute di Canal Grande da una parte; labirinto lagunare di spazi insieme conosciuti e sconosciuti dall’altra, tra campi, calli, rii, ponti, palazzi e chiese in cui si radicano storie, figure ed esperienze più diverse.
Tra le varie forme artistiche, la settima arte è quella che forse più trova nel campo veneziano interessanti articolazioni in ordine allo spazio che la narrazione cinematografica riesce a costruire.

Venezia è ambientazione eletta da registi di tutte le epoche per le sue magiche qualità evocative attraverso l’uso del “visibile”, ciò che viene ripreso e appare in campo, ma anche delle suggestioni immaginarie e narrative evocate da ciò che si trova fuoricampo o, in questo caso, letteralmente “fuori dal campo” veneziano.
Il linguaggio del cinema gioca in buona parte su questa dualità tra realtà e assenza: ogni inquadratura determina un suo fuoricampo, ovvero uno spazio esterno alla visione che quella inquadratura suggerisce o può suggerire nella mente dello spettatore. Il campo filmico è una situazione chiara, definita, programmata, che inevitabilmente attiva fuori da sé una situazione possibile, immaginaria.

 

 

 

L’urbanistica unica di Venezia, da questo punto di vista, offre un gran numero di spazi che si prestano alla suggestione operata dal cinema con esiti interessanti.
L’idea che sta alla base di un’indagine del “campo” in senso sia geografico che narrativo è dare uno sguardo inedito sulla capacità immaginifica dell’“invisibile” rispetto a ciò che invece i registi decidono di mettere in scena.
Questo è ciò che accade in Ciak in campo. Venezia al cinema, un racconto tra esplorazione urbana, analisi del linguaggio filmico e ricognizione della storia personale di Fabrizio Borin e Paolo Puppa, già docenti, il primo, di Storia e critica del cinema e, il secondo, di Storia dello spettacolo all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

 

 

Il volume offre un’analisi critica di alcune particolari sequenze di film d’autore italiani e internazionali prescelti tra i tantissimi ambientati a Venezia: da Pasinetti a Visconti e Fellini, da Orson Welles a Spielberg e Woody Allen.

Gli autori vogliono evidenziare come il collegamento tra campo veneziano e campo cinematografico – anche in relazione ai loro relativi fuoricampo – giochi un significativo ruolo narrativo, estetico, teorico e critico e come consenta una comparazione scenografico-narrativa a tutto tondo, con anche incursioni sulla vita della città lagunare e delle sue microstorie.

 

 

La prima parte del volume, scritta da Fabrizio Borin, riserva un’attenzione più tecnica alla dimensione dell’inquadratura e del fuoricampo visivo e sonoro. La seconda, di Paolo Puppa, si sofferma sugli stessi film, tracciando una geografia più personale dei luoghi messi a servizio del linguaggio cinematografico.

I luoghi di Venezia vengono così presentati come vissuti nell’esperienza quotidiana e confrontati con il trattamento operato da film girati nella cornice peculiare della città.

 

 

Fabrizio Borin e Paolo Puppa sono accademici e autori prolifici. Borin, già professore di Storia e critica del cinema e Filologia cinematografica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha pubblicato diverse monografie, in particolare su Fellini, Tarkovskij e Woody Allen. È direttore del Premio Internazionale Mattador per la Sceneggiatura di Trieste e fa parte del Comitato scientifico del Fondo Nino Rota presso la Fondazione Cini.

Paolo Puppa, già professore di Storia dello Spettacolo sempre a Ca’ Foscari e direttore del Dipartimento delle Arti, ha pubblicato volumi su protagonisti e storie della drammaturgia e monografie su attori e registi. Nel 2006 è stato cocuratore di The History of Italian Theatre, nel 2007 di Encyclopedia of the Italian Literature e nel 2013 di Differences on stage. Ha inoltre scritto e pubblicato molti copioni, rappresentati anche all’estero, e testi narrativi.

 

 

 

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