Il 12 novembre 1968 Enrico Opocher ha 54 anni quando viene eletto dai colleghi rettore dell’Università degli Studi di Padova. È un momento delicato per la pluricentenaria storia dell’ateneo: il suo predecessore, Guido Ferro, si è dimesso dopo quasi vent’anni di rettorato nel mezzo della contestazione studentesca.
Opocher viene scelto, un po’ a sorpresa, proprio per dare un segnale di discontinuità con il passato: è un filosofo del diritto, ha partecipato alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione per poi avvicinarsi al Pri di La Malfa e imposta con convinzione tutto il suo rettorato sul dialogo, con i colleghi, con tutto il personale universitario e, naturalmente, con gli studenti.
Il nuovo rettore guiderà il Bo per quattro anni, in un periodo decisivo per lo sviluppo dell’università e della società italiana, perché dopo l’ondata contestataria compaiono i primi episodi di violenza politica che lo investono in prima persona, nei confronti dei quali Opocher opporrà sempre la più ferma condanna. Nel frattempo, il rettore deve affrontare altre enormi sfide: l’esplosione delle immatricolazioni, i problemi edilizi, i tentativi di decentramento dell’università in altre sedi della regione, le sempre più frequenti vertenze sindacali del personale docente e non. Nel 1972, quindi, la situazione dell’Università di Padova è mutata rispetto a quattro anni prima e l’approccio di Opocher non è più quello adatto a fronteggiare le nuove incognite che attendono l’ateneo negli anni Settanta.
Il presente volume ripercorre gli anni del rettorato Opocher, presentando il profilo del rettore e attraversando anni chiave nella storia recente, anni contrassegnati da una generale instabilità che dalla società civile si riflesse negli ambienti dell’università, non bolla di vetro avulsa dal contesto storico in cui è immersa, ma specchio del Paese e dei suoi mutamenti.
«Il metodo della libertà»
Il rettorato di Enrico Opocher (1968-1972)
Giovanni Silvano ha insegnato Storia moderna presso l’Università degli Studi di Padova. Ha pubblicato, tra l’altro, A beneficio dei poveri. Il Monte di pietà di Padova tra pubblico e privato (1491-1600), Bologna 2005; e curato con Francesco Bianchi Saggi di storia della salute. Medicina, ospedali e cura fra medioevo ed età contemporanea (Milano 2020); con Franco Zacchello e Giorgio Perilongo La Pediatria a Padova. Una storia secolare (Roma-Bari 2021) e L’arte Medica. La Scuola padovana e la medicina in Europa e nel mondo (Roma 2022).
Adriano Mansi ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e scienze filosofico-sociali presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con una tesi dal titolo L’università di massa in Italia: storia di una trasformazione (1961-73). È stato assegnista di ricerca presso il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea dell’Università degli Studi di Padova. Si occupa dell’evoluzione dell’università in Italia nella seconda metà del Novecento dal punto di vista istituzionale, politico e sociale e su questo tema ha pubblicato L’Università di massa in Italia. Una trasformazione senza modernizzazione (Pisa 2024). Attualmente è docente di Italiano e Storia presso l’I.I.S. “J.F. Kennedy” di Monselice (PD).


