Cooperative e case popolari

Il caso delle Quattro Corti a Milano

È possibile valorizzare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica senza che questo significhi venderlo? È possibile cioè preservarne il valore d’uso nell’ottica di un’economia fondamentale in cui le infrastrutture della vita quotidiana (tra cui l’abitare accessibile) rimangano di proprietà pubblica?
Le case popolari sono state oggetto negli anni di un progressivo disinvestimento. Gli alloggi pubblici versano in molti casi in condizioni di degrado ed è cospicuo il numero di quelli vuoti perché in attesa di ristrutturazione. Mentre la privatizzazione è stata sistematicamente considerata come una soluzione per acquisire nuove risorse, gli esiti delle vendite sono stati assai discutibili sia in termini di resa economica che di frammentazione del patrimonio. Intanto, cresce il disagio abitativo e le fasce economicamente più deboli della popolazione faticano a trovare alloggi a costi sostenibili. Le politiche della casa necessitano di nuovi investimenti e nuovi interventi di edilizia residenziale pubblica, ma il lavoro di riqualificazione dei quartieri esistenti può contribuire al loro ridisegno.
Il progetto delle Quattro Corti nel quartiere Stadera a Milano risulta pionieristico ed emblematico. Alla fine degli anni Novanta, due palazzine popolari al tempo inutilizzabili vengono concesse da Regione Lombardia e dall’Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale in comodato per venticinque anni a cooperative che le ristrutturano e ne diventano gestori, in assenza di profitto. A vent’anni dalla sua ideazione, la storia del progetto ha molto da insegnare su tempi, processi di attuazione e criticità dei programmi di rigenerazione urbana e, soprattutto, sugli snodi cruciali e sui fattori che possono consentire di migliorare la gestione delle case popolari e la qualità della vita degli abitanti. Ripercorrendo l’esperienza e analizzandone gli esiti, la ricerca invita a una riflessione sulle condizioni alle quali il privato sociale può rivestire un ruolo importante nel fornire una risposta congiunta alla crescente domanda di alloggi a costi accessibili e alla tutela del patrimonio pubblico.

Massimo Bricocoli è professore ordinario di tecniche e pianificazione urbanistica e direttore del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. È membro del comitato scientifico del Programma IBA Wien - Neues Soziales Wohnen 2016-2022 sull’innovazione dell’edilizia sociale, promosso dalla città di Vienna. Si occupa di forme e modi dell’azione pubblica nel governo del territorio, dei nessi tra politiche di welfare e politiche urbanistiche, di politiche della casa. Su questi temi ha coordinato e contribuito a progetti di ricerca in Italia e all’estero e pubblicato un ampio numero di contributi.

Marco Peverini, laureato in Ingegneria edile e Architettura all’Università degli Studi di Perugia, è dottorando del corso di Urban Planning, Design and Policy al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano con una borsa sostenuta dal Consorzio Cooperative Lavoratori di Milano. Si occupa della relazione tra politiche abitative e città, con particolare riferimento ai temi dell’edilizia sociale, della cooperazione abitativa e dell’affordable housing. È membro coordinatore del gruppo Social housing: institutions, organisation, and governance del European Network for Housing Research (ENHR).

Anna Tagliaferri, laureata in Urban Planning and Policy Design al Politecnico di Milano con la tesi “Quattro Corti. Riqualificare l’edilizia residenziale, un caso pionieristico a Milano”, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani. In una prospettiva di analisi delle politiche e di studi urbani, svolge attività di ricerca sui temi della cooperazione abitativa, dell’inclusione socio-economica e abitativa dei cittadini di Paesi terzi, del contrasto alla povertà educativa e dell’abbandono scolastico.

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