Dai corti in bianco e nero di Francesco Pasinetti girati negli anni cupi della Seconda Guerra mondiale al brio umoristico di Woody Allen, dagli incubi crudeli di Losey ai trattamenti shakespeariani di Welles, dall’epica di Spielberg al disincanto di Tinto Brass, dalla cruenta Resistenza in De Bosio all’onirico di Visconti e Fellini e al fiabesco in Soldini, Venezia è stata spesso palcoscenico di titoli decisivi del cinema, tra secolo breve e terzo millennio.
Ciak in campo. Venezia al cinema presenta i campi della città lagunare, tra geografia urbana e metafora della macchina cinematografica; analizza i luoghi della Serenissima, con il contorno di ponti, calli, fondamente, così come vengono vissuti nell’esperienza quotidiana e confrontati con il trattamento operato da film girati nella cornice magica della città. Inquadratura e fuoricampo diventano protagonisti dell’indagine, il primo elemento a rappresentare lo spazio, il secondo il tempo.
A firmare questo racconto, sospeso tra esplorazione urbana e settima arte, lo studioso di cinema Fabrizio Borin e il teatrologo Paolo Puppa, ognuno sviluppando il proprio punto di vista: filologico e storico della celluloide il primo, attento al legame tra schermo e autobiografia mitica il secondo.
Ciak in campo
Venezia al cinema
Fabrizio Borin, già professore di Storia e critica del cinema e di Filologia cinematografica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è componente del Comitato scientifico del Fondo Nino Rota conservato presso la Fondazione Giorgio Cini. Ha tenuto conferenze e relazioni a convegni e seminari non solo italiani e ha pubblicato, tra l’altro, le monografie Jerzy Skolimowski (1987), Carlos Saura (1989), Woody Allen (1997), Federico Fellini (2000), L’arte allo specchio. Il cinema di Andrej Tarkovskij, (2004), Casanova (2007) e Solaris (2010), Tarkovskiana 1. Arti, cinema e oggetti nel mondo poetico di Andrej Tarkovskij (2012), Remembering Andrej Tarkovskij. Un poeta del sogno e dell’immagine (2014), Zelig («Scrivere le immagini - Quaderni di sceneggiatura», 3, Mattador-Eut, Trieste 2014), De-scrivere Venezia. Soggetti felliniani («Scrivere le immagini – Quaderni di sceneggiatura», 7, Mattador-Eut, Trieste 2018), Delitti senza castigo. Dostoevskij secondo Woody Allen (2020), Cinemanie d’autore. Tre chiodi fissi per lo schermo: Fellini, Hitchcock, Tarkovskij (2021), Venezia e il Veneto nell’immaginario di Federico Fellini (2023). È direttore artistico del Premio Internazionale Mattador per la Sceneggiatura di Trieste.
Paolo Puppa, accademico olimpico e già ordinario di Storia dello spettacolo all'Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché direttore del Dipartimento delle Arti, ha alle spalle volumi su Pirandello, Fo, Rosso di San Secondo, Ibsen, D’Annunzio, Goldoni, storie della messinscena e della drammaturgia, monografie su attori come Baseggio, su registi come Brook e sul monologo. Come cocuratore ha diretto nel 2006 The History of the Italian Theatre, nel 2007 Encyclopedia of the Italian Literature, nel 2013 Differences on stage. Tra gli ultimi studi, nel 2014 La Serenissima in scena: da Goldoni a Paolini, nel 2019 Scene che non sono la mia, nel 2021 il volume pirandelliano La recita interrotta. Come commediografo ha all'attivo molti copioni, pubblicati, tradotti, rappresentati anche all'estero, tra cui La collina di Euridice (Premio Pirandello 1996) e Zio mio (Premio Bignami-Riccione 1999). Ancora, nel 2015 il romanzo Ca’ Foscari dei dolori e nel 2020 la raccolta di copioni Il teatro della pandemia. Per ultimi, nel 2025, usciti Dorsoduro e dintorni e i testi narrativi Patologie e La ricercatrice.










