Indistinti confini

«Il lavoro documentato nelle pagine di questo libro può contribuire a una diversa conoscenza e a una specifica interpretazione del ruolo che due concetti – la morfologia e la topologia – possono svolgere nel procedimento progettuale.
La presunzione non è certamente quella di costruire un capitolo di una “teoria dell’architettura” e men che meno di fornire un itinerario didattico nel quale queste due categorie, la morfologia e la topologia, costituiscano le basi di un metodo ad uso e consumo dello studente-architetto. Si tratta piuttosto di appunti estratti da una sorta di giornale di bordo, o meglio di un registro di cantiere, che riportano all’esperienza di un viaggio.
Le opere che vengono qui pubblicate hanno in comune un aspetto: l’accentuazione, tra le diverse e tante proprietà intrinseche al fenomeno architettonico, delle proprietà spaziali che il luogo assume attraverso il progetto. Un vuoto residuale usato come mercato settimanale di paese, un parcheggio abbandonato, una boscaglia, l’atrio di un palazzo barocco, un’aula ricavata in un vecchio cotonificio, uno schema abitativo decontestualizzato assumono, ciascuno, una nuova identità mediante una rifondazione della natura dei confini interni ed esterni dello spazio a