I gentiluomini di Voet

Ritratti di Jacob Ferdinand Voet tra Roma e Genova

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Nella sua breve carriera, interrotta dalla prematura scomparsa a cinquant’anni, Jacob Ferdinand Voet (1639-1689) eseguì soltanto ritratti.
Anversano al pari di altri grandi ritrattisti del Seicento come Frans Hals, Justus Sustermans e Antoon van Dyck, l’artista ebbe straordinario successo grazie a una formula espressiva che coniugava realismo e idealizzazione: Voet era in grado di perfezionare le caratteristiche estetiche dei propri modelli, conferendogli allo stesso tempo sensualità e decoro. A Roma, dove raggiunse il picco della sua celebrità, fu noto per questo come “Ferdinando de’ Ritratti”.
Al centro della mostra è uno dei dipinti più importanti della quadreria del Palazzo Reale, quello di Giovan Luca Durazzo, immortalato dal pittore fiammingo tra il 1667 e il 1671 mentre il patrizio genovese era ambasciatore nella città dei papi. Affiancate, due tra le più belle effigi virili di Voet del periodo romano, quelle di Urbano Rocci in abito da pellegrino e di suo fratello Pompeo, entrambe provenienti dalla Galleria Spada di Roma.
Le tre opere bene rappresentano la qualità della ritrattistica di Voet, il cui stile non solo ebbe larga presa nella maggior parte delle corti italiane, ma anticipò le tendenze internazionali del secolo successivo e l’uso sempre più frequente del ritratto come status symbol delle élite d’antico regime.

 

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