Ibn Haldun tra Alessandro e Cesare

La Grecia e Roma nel Libro degli esempi

Ibn Ḫaldūn (1332-1406), uno dei più grandi storici arabi della fine del Medioevo, è tra i pochi autori arabi medievali noti anche al di fuori del ristretto ambito degli arabisti e degli islamisti. Nel suo pensiero, i metodi tradizionali della pedagogia islamica si uniscono a un’acutissima capacità di analisi, frutto delle sue burrascose vicende biografiche, e a una forte sensibilità per l’indagine sociologica e psicologica dei gruppi sociali. In particolare, la cosiddetta Muqaddima – cioè il primo dei tre libri che compongono la sua celeberrima opera storica – è spesso definita come opera fondativa della sociologia storica: in essa, infatti, l’autore discute le cause e i fattori dell’incivilimento. Ibn Ḫaldūn in particolare considera la terra greca come la terra dell’arte, e soprattutto il centro da cui la scienza si è irradiata nel mondo musulmano. La riflessione di Ibn Ḫaldūn, connettendo le concezioni filosofiche derivanti dal movimento di tradizione greco-arabo alle correnti più vitali della tradizione culturale islamica, getta le basi teoriche di una nuova scienza storica e riorganizza in maniera globale il modo di narrare la storia universale, limitando alquanto il peso della prospettiva provvidenzialistica e mettendo invece al centro il concetto di «nazioni» (umam), entità etniche detentrici di autorità. Il volume offre al lettore la possibilità di conoscere i capitoli riguardanti la storia greca e romana del Kitāb al-‘Ibar, di cui si presenta per la prima volta la traduzione integrale in una lingua occidentale, corredata da un commento e da un’ampia introduzione che mette a fuoco i punti fondamentali su cui si impernia il “discorso greco-romano” del grande storico arabo.

Marco Di Branco, bizantinista, si è laureato presso l’Università di Roma “La Sapienza”, dove ha conseguito il dottorato in Storia Antica. Si è inoltre specializzato in Epigrafia bizantina alla Scuola Archeologica Italiana di Atene e successivamente si è diplomato in Lingua e cultura araba presso l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. È stato borsista all’École Française di Atene e all’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, assegnista di ricerca presso le Università di Milano e di Padova, e Visiting Fellow del Program in Hellenic Studies della Princeton University. I suoi principali filoni di ricerca riguardano la storia tardoantica e bizantina e la ricezione della cultura greco-romana nel mondo islamico. Ha insegnato Storia romana all’Università di Udine, Storia bizantina e Storia religiosa dell’Islam alla “Sapienza” di Roma, Civiltà bizantina all’Università Statale di Milano e all’Università della Basilicata, e Archeologia bizantina presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera. È stato membro del team dell’ERC Project “Greek into Arabic” (P.I.: Cristina D’Ancona), coordinando missioni scientifiche in Iran volte all’acquisizione di manoscritti greco-arabi. Dal 2010 al 2015 è stato ricercatore presso il Deutsches Historisches Institut in Rom. Tra le sue principali pubblicazioni: La città dei filosofi. Storia di Atene da Marco Aurelio a Giustiniano (2006); Storie arabe di Greci e di Romani (2009); Alessandro Magno, eroe arabo del Medioevo (2011); Breve storia di Bisanzio (2016); Il califfo di dio (2017).

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