L’esperanto in Italia

Alla ricerca della democrazia linguistica

presentazione di Ricciarda Ricorda

Il fenomeno “esperanto” ha ormai centoventi anni. Da una semplice grammatica uscita in russo nel 1887 si è sviluppata una lingua con una sua letteratura e un suo “popolo”, che si è identificato spesso con un movimento a sfondo ideologico di tipo universalistico. Il problema di una lingua franca che metta tutti gli individui su un piano di parità rimane urgente nelle considerazioni delle istituzioni internazionali, con opzioni che spaziano dall’accettazione della supremazia di una lingua etnica al sostegno ad un idioma pianificato come l’esperanto, nel nome di una “democrazia linguistica” mondiale. In Italia, l’attività degli esperantisti, che viene ricostruita in questo saggio, ha conosciuto fasi alterne e si è scontrata molte volte con visioni e pregiudizi provenienti da sponde idelogiche contrapposte, ma ha anche saputo produrre una propria specifica cultura letteraria, con traduzioni ed elaborazioni originali.

Carlo Minnaja (1940) è professore di materie matematiche all’Università di Padova, all’Accademia internazionale delle Scienze di San Marino e all’Università statale “Lucian Blaga” di Sibiu (Romania). Studioso di applicazioni della matematica alle scienze del linguaggio, di trattamento automatico del linguaggio naturale e di storia della matematica, è un cultore di lingue pianificate, in particolare di esperanto. In esperanto ha tradotto varie opere di autori italiani (tra i quali Machiavelli, Ruzante, Goldoni, Pavese) e ha scritto numerosi saggi; per questa attività è stato insignito, nel 1990, del Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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