Arte e guerra

Storie dal Risorgimento all’età contemporanea

Innumerevoli sono state, nel corso della storia, le situazioni di conflitto che hanno travolto le arti, determinando devastazioni, ma anche piani di protezione, salvataggi rocamboleschi, strumentalizzazioni ideologiche, nonché germinazioni critiche rilevanti.
Lungo un orizzonte che va dal Risorgimento alla Guerra Fredda e oltre, fino a raggiungere il nostro tempo, questo volume – che ospita contributi di importanti studiosi del settore – propone una riflessione sulle differenti modalità di coinvolgimento del patrimonio artistico negli assetti di crisi. Le prospettive sono molteplici: tutela, ma anche distruzione; furti d’arte e, di seguito, faticose e lunghissime trattative per le restituzioni; perdite e insieme accordi internazionali per la salvaguardia; eroismo di alcuni a fronte della piccineria di altri; speranza coltivata nell’attivazione didattica delle collezioni museali. Notevole interesse è riservato anche alle cicatrici lasciate sul territorio antropizzato: dalle scritte fasciste che, nelle città e nelle campagne italiane, inneggiano alla vittoria, ai bunker NATO dismessi, giù giù fino alle attuali politiche militari americane. Sono così portati alla luce, nell’inanellarsi dei saggi, i molti effetti della triste relazione fra creatività e distruttività umana.

Carmelo Bajamonte è stato assegnista di ricerca in Museologia, critica artistica e del restauro presso il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova. Ha collaborato con l’Università degli Studi di Palermo anche in qualità di docente a contratto (Storia dell’arte moderna e Storia del Disegno, dell’Incisione e della Grafica). Si occupa prevalentemente di storia del collezionismo e di tutela e conservazione del patrimonio artistico italiano tra fine Ottocento e inizio Novecento. Ha all’attivo numerose pubblicazioni tra le quali: Il “viaggio fotografico” di Eugène Sevaistre in Sicilia (2007); La collezione di Giuseppe Velasco e il Museo di Palermo nell’Ottocento (2008); «Fumano, intanto, le rovine di Verdun». Mostre d’arte a Palermo durante la Grande Guerra (2013); “Spogliare il sacro”. Tutela e dispersione del patrimonio storico-artistico in Sicilia durante le soppressioni degli enti religiosi del 1866 (2015).
 
Marta Nezzo lavora presso il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, dove insegna Fonti e metodologia della storia dell’arte e Arti extraeuropee: questioni critiche e formali.
I suoi studi sono da tempo concentrati sulla critica d’arte otto-novecentesca, esplicata fra riviste specializzate e stampa quotidiana. Interessata agli aspetti organizzativi e simbolici della tutela durante le guerre mondiali, ha maturato una speciale attenzione per i fenomeni di ideologizzazione tanto del discorso sull’arte, quanto del sistema espositivo e conservativo. Fra i suoi lavori: Ritratto bibliografico di Ugo Ojetti (2002); Critica d’arte in guerra. Ojetti 1914-1920 (2003); Il miraggio della concordia. Documenti sull’architettura e la decorazione del Bo e del Liviano (2008); Ugo Ojetti. Critica, azione, ideologia. Dalle Biennali d’arte antica al Premio Cremona (2016); Arte come memoria. Il patrimonio artistico veneto e la Grande Guerra (a cura di, 2016); Dire l’arte. Percorsi critici dall’Antichità al primo Novecento (con Giuliana Tomasella, 2020).

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