Gli archivi del Consiglio dei dieci

Memoria e istanze di riforma nel secondo Settecento veneziano

Nell’ultimo periodo della Repubblica si afferma un’esigenza di “razionalizzazione” che investe la maggior parte delle magistrature veneziane: l’obiettivo è il progressivo riordino dello sterminato ammasso cartaceo rappresentato dagli archivi serenissimi. Un “bisogno d’archivio” dai vari risvolti e dalle varie implicazioni, destinato a procedere tra difficoltà, inesattezze, resistenze burocratiche, ma che rivela l’emergere di una nuova consapevolezza del documento, entrato stabilmente a far parte di quel delicato intrico che coinvolge governo, amministrazione, istituzioni di uno Stato. In particolare, l’analisi condotta in questo saggio si sofferma sulle “carte” del Consiglio dei dieci, principale magistratura di polizia e di giustizia della Repubblica e polo conservatore per eccellenza, asse portante e strategico della costituzione politica veneziana. Ciò che avviene in materia di conservazione dei documenti della Serenissima nel secondo Settecento è dunque storia che riguarda Venezia, ma anche l’Italia e l’Europa, poiché il discorso dei Lumi, penetrando nei meccanismi e negli equilibri politici del tempo, apre un’epoca di riforme, favorendo l’imporsi di una nuova sensibilità nei confronti della legge e delle sue nuove valenze giuridiche, sociali e culturali. Rivedendo e riordinando i propri archivi, negli ultimi decenni della propria esistenza indipendente, la Repubblica sembra in qualche modo occuparsi non soltanto del loro buon funzionamento ma anche, inconsciamente, riflettere sull’imminenza della propria fine.

Amelia Vianello, laureata in Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, lavora per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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