Ad triangulum
Il duomo di Milano e il suo tiburio

Da Stornaloco a Bramante, Leonardo e Giovanni Antonio Amadeo

La costruzione del tiburio del Duomo di Milano rappresenta uno degli episodi più affascinanti e complessi della storia dell’architettura italiana del Quattrocento. Si tratta di un caso esemplare, per la specificità e l’eccezionalità della Fabbrica del Duomo e per il coinvolgimento di alcuni dei più autorevoli protagonisti dell’epoca – Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Luca Fancelli e Leonardo da Vinci – invitati da Giangaleazzo e Ludovico Maria Sforza a proporre un’innovativa soluzione strutturale, costruttiva e formale. Il desiderio della famiglia ducale di affermare la propria immagine attraverso questa impresa fa da sfondo all’avvicendarsi di costruttori, maestranze e ambiziosi progetti impegnati a dare all’edificio il giusto coronamento. La complessa vicenda è qui ripercorsa a partire dal riconoscimento dell’importanza dell’intervento del matematico piacentino Gabriele Stornaloco, ideatore nel 1391 di uno schema geometrico per stabilire le dimensioni dell’alzato, da ritenersi il “filo di Arianna” per la costruzione di tutto il Duomo. Approfondendo l’accesa discussione sull’adozione o meno di differenti tecniche costruttive – lombarde, toscane e d’oltralpe – vengono poi analizzati i numerosi progetti proposti per risolvere il problema del tiburio, che spinge gli Sforza e la Fabbrica ad avvalersi di prestigiose consulenze, coinvolgendo anche Leonardo da Vinci, autore di un perduto modello ligneo. Si giunge infine al progetto vincitore di due lombardi, Giovanni Antonio Amedeo e Giangiacomo Dolcebuono che, tra il 1490 e il 1500, costruiscono il tiburio fino alla base della lanterna, utilizzando pratiche radicate nella cultura architettonica lombarda, tralasciando soltanto la guglia maggiore che sarà costruita nel 1769 a testimonianza della complessità di un cantiere durato oltre 400 anni, che fa del Duomo di Milano una delle architetture più originali d’Europa.
 

Giulia Ceriani Sebregondi è ricercatrice di Storia dell’architettura presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. È specialista di architettura italiana in età moderna, tema su cui ha pubblicato vari saggi in Italia e all’estero in volumi e riviste specializzate, partecipando a convegni nazionali e internazionali. Ha scritto in particolare su Venezia, Siena, Milano, la storia delle tecniche costruttive, Baldassarre Peruzzi, la professione dell’architetto in età moderna.  

Jessica Gritti, dottore di ricerca in Storia dell’architettura (Università Iuav di Venezia), svolge la sua attività di ricerca e didattica presso il Politecnico di Milano, dove è professore a contratto della Scuola AUIC, e l’Università Cattolica. Le sue ricerche sono rivolte prevalentemente al XV e XVI secolo, con particolare attenzione alla cultura architettonica, ad alcuni aspetti dell’attività di Bramante in Lombardia e ai disegni di architettura, ambito nel quale lavora al Corpus dei disegni di architettura del Duomo di Milano.

Francesco Repishti è professore ordinario di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano. I suoi studi sono prevalentemente indirizzati verso l’architettura milanese di età moderna e contemporanea. Ha pubblicato monografie su figure di architetti-ingegneri (Martino Bassi, Cristoforo Solari e Luigi Canonica) e sul Duomo di Milano, tema sul quale è stato curatore delle mostre dedicate ai disegni della facciata e del Corpus dei disegni di architettura.

Richard Schofield è professore ordinario di Storia dell’architettura presso l’Università Iuav di Venezia. Si è occupato principalmente dell’architettura e scultura del Rinascimento e della Controriforma in Lombardia, con libri e saggi su Amadeo, Bramante, Leonardo fino a Carlo Borromeo, Pellegrino Tibaldi, e il Duomo di Milano nonché sull’architettura bolognese, fiorentina e veneziana. Inoltre, ha tradotto i trattati sull’architettura di Palladio e di Vitruvio in lingua inglese.
 

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